LA GUERRA IN UCRAINA

Milano, primavera 2022

Dopo due anni di Covid, il testimone dell’insicurezza del vivere, del futuro incerto, del prematuro ed inaspettato spegnimento di vite umane è passato nelle mani della guerra. E così la morte è ritornata a bussare, oltretutto non per cause naturali, in fondo incontrollabili nella loro origine, bensì per scelta meditata e al contempo irresponsabile dell’uomo.

Improvvisamente l’Umanità, che aveva appena lasciato intravedere il suo lato solidale, fraterno combattivo per la vita, ci ha ribadito ancora una volta che, come l’altra faccia della luna, possiede anche un altro volto, un’ombra altrettanto potente, cronicamente in contatto col virus questa volta psichico dell’istinto di morte, sempre pronta a spazzar via le nostre visioni ingenue.

Un virus che si sta manifestando in espressioni minacciose, apocalittiche che non si fanno scrupolo di nominare anche una possibile terza guerra mondiale e di condurre una guerra vera, attuale, spietata nella quale la Vita – parola in sé di una potenza inimmaginabile- viene ad essere bersaglio privilegiato.

E noi psicologi, di mestiere “aggiustatori” di relazioni, riparatori di difetti affettivi e di disequilibri interni, costruttori di ponti fra coscienza ed inconscio, disinnescatori di conflittualità altrimenti esplosive, impegnati faticosamente ogni giorno in queste opere da genieri di pace e di maggior equilibrio interiori, dobbiamo ora fare i conti con uno spirito del tempo che va in tutt’altra direzione,  che contempla, realizza e mostra quotidianamente come i conflitti non vengono sciolti, sbrogliati, compresi, modificati innanzitutto col confronto, le trattative, i passi indietro reciproci, le ammissioni di proprie responsabilità ma aggrediti con la sordità, puntando all’eliminazione dell’altro ed alla distruzione della sua terra e della sua Comunità.

Così le regole equilibrate della convivenza vengono sostituite dalla legge del più forte, del più violento e cinico, del meglio organizzato a portare distruzione di persone, cose, pensieri, progetti.

In questo contesto che ci lascia attoniti, le prime reazioni osservate per fortuna sono state finora ancora di solidarietà alla popolazione colpita, le vittime in assoluto più numerose da sempre in ogni guerra e questa, che si combatte sul suolo violato ucraino, non fa eccezione.

Ma un’altra doverosa risposta individuale dovrebbe essere quella della riflessione e del silenzio, della non frettolosa cancellazione dei nostri sentimenti di impotenza ed angoscia evitando letture affrettate della realtà, speranze eccessivamente buoniste, o l’illusione di soluzioni facili il cui germe ancora non è comparso. Ci vorrà tempo per pensare e costruire una risposta umanamente profonda e anche fattiva, capace di medicare le ferite che ora vengono inferte e di restituire quel tempo futuro “dall’orizzonte lungo” e non così corto come ora, di cui abbiamo assolutamente bisogno per vivere bene.

E noi sapremo anche aspettare.